QUANDO DIETRO LA CRITICA C’È IL MISTERO – Debora Serracchiani sullo stupro

Non stupisce affatto la pletora di morigerati interventisti pronti a criticare il giudizio della Serracchiani sul tentativo di stupro perpetrato ai danni di una diciassettenne da parte di un iracheno richiedente asilo: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede accoglienza nel nostro Paese”. Lascia invece perplessi la dichiarazione di Salvini che afferma: “Io non direi mai una frase del genere”. Tanto più perché noi abbiamo stima del deputato europeo. Per ciò ci meraviglia. Coloro i quali criticano la Presidente del Friuli-Venezia Giulia non hanno colto la profonda verità che la stessa intendeva comunicare: se ospito una persona a casa mia e questa mi svaligia la casa, potrò o no affermare che il delitto sia più grave di quanto sarebbe se a commetterlo fosse un delinquente qualsiasi? Forse, un giudice riterrebbe un’aggravante un siffatto comportamento. Cesare alle Idi di marzo non si meravigliò che dei senatori lo uccidessero, ma, riconoscendolo, esclamò con dolore “Tu quoque Brute, fili mi!” Un delitto commesso verso di noi da chi ci deve riconoscenza è sempre più grave di quello stesso effettuato da uno sconosciuto. Dunque cosa si nasconde dietro questo falso moralismo?

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